Cori ferita dai bombardamenti

In una foto americana gli sfregi al patrimonio storico-artistico

Author Giuseppe Russo Tutti i diritti riservati © 2020 Riproduzione vietata

L’Italia è davvero un paese unico. Dal mare ai monti, attraversando strade consolari o sentieri moderni, non ci si allontana mai dalla millenaria cultura che ci contraddistingue in tutto il mondo. Molte delle perle italiane, però, sono spesso gelosamente custodite da forti braccia rocciose lontane dal chiasso delle selvagge urbanizzazioni, come nel caso di Cori, stupenda cittadina della provincia di Latina adagiata sul versante occidentale dei Monti Lepini. Il suo centro urbano, a 400 metri sul livello del mare, che domina la sottostante Pianura Pontina, non solo è capace di affascinare i visitatori con una visuale che arriva sino al Mar Tirreno, nei giorni più limpidi addirittura mostrando il Promontorio del Circeo e le distanti Isole di Ponza e Ventotene, ma anche grazie alla sua conformazione unica che custodisce una tradizione davvero antichissima. Una storia che parte da lontano, incuneata all’interno dell’acropoli della città alta, con il Tempio di Ercole del I secolo a.C., un monumento nazionale affiancato dal non meno interessante  Tempio di Castore e Polluce edificato nella vicina area del Foro. Un salto continuo tra passato e presente, custodito dalla meravigliosa Cinta muraria lunga 2 km, interrotta da cadenzate torri di fine II sec a.C. e dalle tre porte d’accesso: la Romana, la Ninfina e la Signina. Proprio una di queste porte, la Ninfina, protagonista principale degli annuali Palii del Carosello Storico, che si tengono dal 1937 quale rievocazione dei festeggiamenti medioevali per la Madonna del Soccorso e per la patrona Sant’Oliva, fu distrutta durante la tragedia della Seconda guerra mondiale e poi successivamente ricostruita in periodo postbellico. Un terribile destino di distruzione, perdita e parziale ricostruzione che accomuna tanti centri dell’Agro-Pontino, della Ciociaria e del Lazio in genere, regione vittima di tanti scellerati bombardamenti angloamericani il cui apice fu raggiunto, tristemente, con la nota distruzione dell’Abbazia di Montecassino ed il successivo completo annientamento della sottostante città di Cassino. Un arco temporale, quello tra il 1943 ed il 1944, durante il quale la guerra ha sottratto pezzi importanti della nostra storia patria attraverso le irreparabili conseguenze di strategie belliche crudeli ed inefficaci adottate dagli spavaldi americani per prendere Roma. Cori, ad esempio, divenne vittima degli eventi, nonostante i cittadini fossero certi di non avere alcuna valenza strategica nei ragionamenti operativi degli Alleati, perché sul litorale pontino si stava consumando lo Sbarco di Nettuno e le distanti colline dell’interno iniziavano a brulicare di reparti tedeschi in movimento verso il mare o verso il già citato fronte di Cassino. Così, l’intero patrimonio storico della bella cittadina rinvigorita dall’esule greco Corace di Argo, con il Ponte della Catena, costruito dai romani con un solo alto arco nel I secolo a.C., proprio nei pressi di Porta Ninfina, come pure il sottostante Pozzo Dorico, nell’ampia piazza che poggia su un grande edificio del II secolo a.C., formato da quattro ambienti ed una cisterna, dal 27 gennaio del ’44 si ritrovò in guerra come un soldato di pietra prima martellato da pesanti cannoneggiamenti dal mare, poi sconquassato dai tremendi attacchi aerei del 30 gennaio, del 6 febbraio e del 12 aprile. Una vera tragedia che strappò alla vita centinaia di persone, tra cui molti innocenti pargoli che, come le altre vittime, cercavano riparo tra le aree montane o, forse inopportunamente, si trovavano in chiesa a pregare per una svolta pacifica del conflitto. Tra l’altro nuove fonti, ancora da verificare, riportano che il primo bombardamento, quello di fine gennaio, fu il risultato di un’informazione errata ricevuta dall’Intelligence americana, la quale si lanciò immediatamente all’attacco di Cori per la presunta presenza in città del Feldmaresciallo nazista Albert Konrad Kesserling, nientedimeno che il Comandante supremo di tutte le forze tedesche in Italia. Ma queste storie, accertate o da approfondire con ulteriori ricerche, non cancellano le tremende distruzioni del patrimonio storico di una delle più belle località italiane, evidenziate da una significativa fotografia aerea scattata dagli stessi americani, nel 1945,  che mostra i palesi segni della rovina pur tra il sempreverde fascino di palazzi, viuzze, chiese e templi unici racchiusi in questo pulsante pezzo di Lazio.  Una foto che ci ricorda l’inutilità della guerra e testimonia al contempo la straordinarietà del nostro Paese. Ricordiamolo sempre e impegniamoci a fondo per salvaguardare i nostri tesori che rappresentano la più verace essenza della nostra comunità.