
Testimone della II Guerra Mondiale e delle minacce nucleari
Author Giuseppe Russo Tutti i diritti riservati © 2020 Riproduzione vietata
Il nostro Bel Paese, attualmente alle prese con una subdola e pesante crisi sanitaria, si caratterizza da sempre per una millenaria stratificazione culturale testimoniata non solo dalle bellissime architetture civili e religiose, come pure dagli affascinanti paesaggi costieri o montani, ma anche da particolari luoghi le cui storie sono costantemente recuperate e divulgate da cittadini e associazioni locali con lungimirante impegno. Uno di questi, in cui vi accompagno oggi, condensa in sé la cronaca dell’ascesa dei totalitarismi, quella della Seconda guerra mondiale e, per finire, quella delle vicissitudini politiche, militari ed economiche della cosiddetta Guerra fredda.

Parliamo del super bunker di Monte Soratte, a Sant’Oreste, comune 45 chilometri a nord di Roma, costruito nel 1937 per diretto volere di Mussolini col fine di assicurare un sicuro centro di comando in caso di eventi bellici particolarmente traumatici. Difatti il Fascismo, nella disorientata Europa d’inizio ‘900, già in odor di poco opportune alleanze con il crescente regime hitleriano, aveva ben inteso i pericoli di un secondo prevedibile scontro bellico dopo l’inconcludente Grande Guerra e, oltre a provvedere a proteggere in qualche modo i numerosi beni culturali nazionali, intraprese la via della doverosa costruzione di rifugi antiaerei per i civili e di bunker segreti per i vertici militari e governativi. Roma, diventata palcoscenico privilegiato del colonialismo italiano, fu presto attenzionata nello scacchiere militare mondiale diventando, verso la fine degli anni ’30, sede naturale di molte opere difensive tra cui proprio quella di Monte Soratte che rientrava, tra l’altro, nei piani geografici di protezione della capitale italiana. La sua storia, coperta inizialmente dalle normali sembianze di un’officina di guerra della famosissima Breda, nonostante il lungo velo di mistero sciolto solo nel nuovo millennio, riporta una serie di straordinari episodi storici non solo per il nostro Paese ma anche per le vicende politiche, militari ed economiche mondiali. Quattro chilometri di gallerie e locali fortificati, fortunatamente oggi curati e trasformati in museo da un gruppo di ricercatori, volontari riuniti nell’Associazione Bunker Soratte, che restituiscono uno spaccato incredibilmente vivido degli eventi del ‘900.
Diretto testimone delle terribili vicende dell’8 settembre ’43, quindi dell’occupazione militare nazista in un’Italia palesemente sbandata dopo l’annuncio dell’Armistizio, il bunker fu impiegato proprio dalle forze di occupazione tedesche guidate dal Feldmaresciallo Albert Kesselring, resistendo perfino al pesante strike americano del 12 maggio 1944 effettuato da due stormi di B-17 partiti appositamente da Foggia per distruggerlo. Se fino alla presa di Roma, nel giugno del ’44, i tedeschi lo usarono quindi come Hauptquartier del Comando Supremo delle Forze di occupazione tedesche in Italia, il dopoguerra lo investì di una nuova fondamentale funzione più in linea con la mutata geopolitica postbellica. L’Italia, aiutata dagli States, diventati la potenza ed il motore globale che tutti conosciamo, nonostante un lungo periodo di abbandono, tra il 1967 ed il 1972, sotto la potente bandiera NATO, trasformò Monte Soratte in una sede antiatomica con tanto di Control Room, alloggi e sale di svago, a testimonianza di uno dei periodi più bui della Guerra Fredda, quello durante il quale il mondo sfiorò più volte un nuovo devastante conflitto generalizzato. Nonostante la storiografia ufficiale indichi l’avvio della “distensione” proprio negli anni di riadattamento del vecchio bunker mussoliniano, dobbiamo ricordare che appena un anno prima, nel 1968, era stata freddata la Primavera di Praga con la famosa invasione sovietica della Cecoslovacchia, mentre la Guerra in Vietnam stava diventando, tra perdite sul campo e violenti proteste in patria, l’incubo più ricorrente degli statunitensi prima dell’umiliante ritirata del ‘72 e la definitiva sconfitta del 1975. Una situazione nella quale i piani segreti di contrasto al comunismo, in tutte le sue forme, si riassumevano spesso in un oscuro controllo sugli alleati europei, ma anche e soprattutto nelle forme materiali di armi e protezioni NATO nascoste in Italia per contrastare un eventuale “primo attacco nucleare” in arrivo da est.
Sulla base di queste considerazioni, nel pieno dello scontro tra blocco capitalista e blocco comunista, Soratte era stata quindi segretamente trasformata in una roccia viva, in una vera e propria città militare di 25.000 metri quadrati tra locali e gallerie, di cui una grossa fetta addirittura carrabile con mezzi militari, sotterrata letteralmente a 300 metri nelle viscere di una montagna che avrebbe dovuto proteggere Presidente della Repubblica e vertici militari da un catastrofico e fortunatamente mai avvenuto attacco termonucleare sull’Italia.
Un pezzo importante della nostra storia patria, quindi, da scoprire nei meandri di una montagna trasformata in museo. Fossi in voi ci farei un salto!

