L’Italia dei misteri approda nella ciociaria. Un fantasma bambino nel castello di Fumone

L’Italia delle torri, delle contrade e dei castelli, che tra Lazio, Toscana e Campania possiede alcune tra le più importanti espressioni architettoniche e paesaggistiche mondiali, mostra infinite bellezze ma custodisce anche una lunga serie di storie che oscillano vertiginosamente tra il “sacro ed il profano”.  Misteri e leggende, forse esagerazioni, che dal Medioevo giungono spesso filtrate attraverso stereotipi cinematografici o, per i più impegnati, da cupe parole della letteratura noir. Ma la realtà dei fatti è come al solito più affascinante e palpabile della finzione se, in questa Italia dove la vista è solleticata ad ogni angolo, si narra di oscuri e tragici eventi accaduti nelle spesse e segrete mura di manieri immersi nel verde o arroccati su spericolate colline. Se nel cuore di Moncalieri, in provincia di Torino, risplende ad esempio la maestosità della castello più infestato d’Italia, con la presunta presenza dei fantasmi di un cavaliere, di un frate murato vivo, di un bambino vittima d’incidente e, per finire, di una sposa assassinata a causa di un tradimento, non va dimenticato che anche il Lazio si difende bene nel condire le sue bellezze con un pizzico di sano mistero. Ad esempio a Fumone, piccolo e caratteristico comune del frusinate in piena ciociaria, noto ai più per essere stato il mortale luogo di prigionia  di Celestino V, il Papa santo vittima delle congiure della potente famiglia dei Caetani di Anagni, ancora oggi si viene accolti da un’affascinante e incredibile storia da brividi!

Con il suo “Castello” strategicamente posizionato a far da vedetta e luogo di comunicazione lungo le fondamentali direttrici religiose del centro sud,  l’ingiusta morte del Papa santo nel 1296 creò una sorta di mitologia che, nel 1584, convinse Sisto V a preservare il maniero e la sua memoria storica affidandone la proprietà all’aristocratica famiglia romana dei marchesi Longhi, tra l’altro discendenti proprio di quel cardinale Gugliemo che, anni prima, aveva creato il culto celestiniano quale devozione e ringraziamento per la sua originaria nomina a porporato. Trasformato dalla casata Longhi in residenza di campagna, anche con la straordinaria costruzione del giardino pensile d’altura più grande d’Europa, dal quale nelle giornate limpide si rende chiaramente visibile la non distante Abbazia benedettina di Montecassino, il palazzo fu ampliato tra ‘600 e ‘700 permettendo una sorta di incastellamento dei discendenti, testimoniato di fatto dal tradizionale battesimo rituale nella cappella del castello e dall’educazione alla tradizione celestiniana per tutti i nuovi componenti della famiglia. Ma il Castello di Fumone nasconde, nelle sue particolari e affascinanti sale antiche, anche la storia tremenda di una tragedia tutta condensata nella spaventosa e nota frase riportata dalla narrazione popolare: “e poi si udì la risata di un bambino, ma il castello era stato da tempo abbandonato”.

Una delle stupende sale del Castello di Fumone (per gentile concessione del dott. De Paolis)

La spaventosa leggenda narra, infatti, della costante presenza notturna dello spirito del marchesino Francesco Longhi, morto nel 1851 a circa tre anni d’età, e di sua madre, la duchessa Emilia Caetani, a seguito di una fiabesca congiura tutta interna alla famiglia. Il bel marchesino sarebbe stato avvelenato proprio dalle sue sette sorelle per risolvere i problemi di eredità legati al vasto patrimonio di famiglia, fattore che spesso nell’800 costringeva le ragazze nobili a scegliere tra un infelice matrimonio combinato o la durissima vita di clausura in convento.

Il piano delle perfide sorelle si concretizzò quindi in una strategia lenta, crudele, tesa ad uccidere gradualmente il fratellino senza lasciar tracce né prove, secondo alcune versioni della storia addirittura usando del vetro tritato nel suo cibo, ma più probabilmente con poche e ben cadenzate gocce di arsenico fatte ingerire sempre con i pasti. In poco tempo il bimbo, tra lunghe sofferenze ed emorragie interne, morì nell’iniziale convinzione della madre di una sfortunata ma più che naturale polmonite. 

Dopo il tragico epilogo, la duchessa, forse per i sensi di colpa o magari semplicemente per il fortissimo dolore, fece dipingere in modo macabro mobili e ritratti, presenti nella tenuta, con un funereo colore nero e soprattutto fece imbalsamare il corpo del piccolo marchesino per averlo sempre con sé facendo finta fosse banalmente addormentato, tanto da cambiarlo ogni mattina con vestitini che, tra veri e propri brividi avvertiti lungo la schiena di ogni visitatore, si possono ancora vedere nella teca che ne conserva le mortali spoglie. Il corpo del piccolo Francesco, infatti, è ancora oggi all’interno del castello ed è possibile vederlo durante le visite guidate che gli attuali discendenti organizzano per divulgare l’importante storia di questo baluardo della Chiesa in Ciociaria. Se amate dunque il mistero, non abbiate timore di udire scricchiolii e voci nel buio, ma soprattutto andate coraggiosamente a visitare il bel borgo ciociaro di Fumone, che vi aspetta con un po’ di scenografica nebbia per raccontarvi ogni giorno una vera e propria storia da “piccoli brividi”.

Author Giuseppe Russo Tutti i diritti riservati © 2020 Riproduzione vietata