Inferiori? La risposta arriva direttamente dal 1943!

Rispondere a caldo ad un’offesa gratuita è sempre un errore. Spesso, purtroppo, si cade nella trappola della rabbia abbassandosi allo stesso livello di chi ha avuto un guizzo di stupidità, una semplice infelice uscita pubblica o, peggio, la voglia di mostrare al mondo una profonda ignoranza legata all’assenza di moralità. Certo, possiamo dare le attenuanti generiche in questo periodo così particolare. Il Covid19 ha messo a dura prova i nervi di molti, anche di quelli abituali ad un immorale egoismo economico, “caporali” per i quali perdere un granello di popolarità o una quota di guadagno può innescare inopportune reazioni. Tuttavia, senza voler dar seguito a tesi complottiste o fomentare inopportune discussioni risorgimentali, soprattutto in un delicatissimo momento storico che ci sta catapultando nel peggior crollo socio-economico mai vissuto dal secondo dopoguerra, dobbiamo comunque ricordare che il razzismo in Italia ha radici profonde ed antiche. I motivi non sono, come detto, da discutere in un questa sede, ma non possiamo negare un’evidenza che nel corso della storia patria ha lasciato segni indelebili. «Non si affitta ai meridionali», giusto per dirne una, è lo slogan storico del dopoguerra che meglio esemplifica il sentimento di una minoranza di cittadini italiani pericolosamente allargatasi negli ultimi 20 anni. L’ultima sparata razzista, forse troppo pesante perfino in questo periodo di nevrosi, l’ha fatta un noto giornalista del nord, un direttore di testata piuttosto famoso anche per le parole crude e pesanti che spesso riserva al resto del Paese su “quel quotidiano” lautamente sovvenzionato con i soldi di tutti gli italiani, anche di quelli che ritiene inferiori. Ecco l’ho detto. Questa è stata la definizione riservata “a noi altri“, i diversamente italiani, quelli perennemente descritti come la parte peggiore del Paese o più semplicemente una zavorra di cui ci si vorrebbe liberare. Ora, siccome sarebbe troppo facile rispondere autocelebrandosi, anche perché si potrebbe contestare la mancanza di obiettività, voglio semplicemente mostrare un articolo britannico che proviene addirittura dal lontano 1943. Occupandomi da anni di ricerca storica sui danni al nostro patrimonio storico, culturale, industriale, commerciale e sociale durante la Seconda guerra mondiale, leggo e colleziono documenti, riviste, fotografie e bollettini che ritraggono la situazione italiana negli anni bui del conflitto attraverso gli occhi di altri paesi europei. Non si potranno, quindi, contestare le parole di elogio che l’articolo in questione vi mostrerà, né affermare che possano esser state scritte da un cittadino del sud e quindi ampiamente sottomesse al campanilismo personale. Le parole in inglese che leggerete nell’articolo, in fotografia, sono uno dei tanti riconoscimenti fatti al sud e alla sua valenza storica, culturale e sociale, provenienti da una voce terza, fuori dai confini nazionali e sicuramente, considerando il periodo bellico, non dettate da motivi di amicizia politica. L’articolo, infatti, fu redatto a seguito dell’invasione della Sicilia tra il 9 ed il 10 luglio del 1943, presente nel n.161 della famosissima rivista settimanale The War Illustrated edita da Sir John Hammerton.

Copertina del n.161 (20 agosto 1943) della rivista britannica The War Illustrated.

Impossibile, quindi, affermare che l’articolo sia una strumentalizzazione magari proveniente da “amici del sud”! Credo che questo pezzo britannico possa rispondere in modo sicuramente più efficace a chi prova continuamente a denigrare milioni di italiani supponendo inesistenti differenze territoriali, morali o intellettive.

Direbbe Totò (altro genio del sud): «Inferiore a chi? Ma mi faccia il piacere!». Buona lettura…

Ecco un articolo estratto dal The War Illustrated n.161 del 20 agosto 1943, rivista britannica prodotta durante la Seconda guerra mondiale e molto seguita anche nel resto del mondo.

Per 3000 anni la storia è stata fatta in Sicilia.

“Un museo di culture, un libro illustrato di storia“, l’autore di questo articolo rivelatore chiama l’isola sfregiata dalla battaglia che abbiamo invaso il 09/10 luglio 1943. Con la sua cronaca di battaglie e conquistatori, di glorie passate e un futuro liberato dall’oppressione, la storia rende affascinante la lettura: prendono vita i nomi dei luoghi citati nei comunicati di guerra.

Il resto dell’articolo lo si può leggere…in inglese (dispettuccio!)